Lilith: tra cultura e videogame

Almeno una volta nella sua vita un videogiocatore medio, tra un’avventura ed un’altra, si è imbattuto in un nome dal suono femminile, esoterico e misterioso: Lilith.

Molti sono i titoli in cui è possibile ritrovarla, e la lista sarebbe davvero lunga, ma ci siamo mai chiesti quale fosse la figura a cui gli sviluppatori si sono ispirati per la creazione dei vari personaggi che portano questo nome?
Tra le tante fonti recuperate tramite anni di studi sulle tradizioni, le principali conosciute oggi sono riscontrabili nella cultura mesopotamica e in quella ebraica.

All’interno della Demonologia Babilonese, Lilith è il demone della tempesta (dal sumero Lil =vento\aria o Lill = donna tempesta) associata anche alla notte. Le sue origini sono legate alla fase lunare nel novilunio (quando la Luna mostra il suo lato non illuminato), in cui l’astro non irradia con la sua luce le terre in cui vivono gli uomini, e il buio padrone, dà vita ad ogni paura.La tradizione la divise in una triade di demoni, Lilitu, Lilu, e Ardat-Lili che né madre, né moglie, sotto le sembianze del vento si insinuava dentro le case dei novelli sposi per portare malattie e sterilità.

Per la religione ebraica, Lilith invece fu la prima donna di Adamo. In un passo della Genesi (1:27), possiamo infatti leggere “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò”, ancor prima della creazione di Eva da una costola dell’uomo.
Lilith, dimostrò subito di non voler sottostare al volere di Adamo, e di non sottomettersi sessualmente a lui. All’interno dell’anonimo Alfabeto di Ben-Sira infatti, datato tra l’VIII e il IX secolo, un passo riporta “Ella disse: non starò sotto di te. Ed egli disse: ed io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra”.

Ella, stanca di sottomettersi ad Adamo, bestemmiò furiosa il nome di Dio ed abbandonò il Giardino dell’Eden, giungendo sulle coste del Mar Rosso, dove si accoppiò con diversi demoni, dando vita a generazioni di Lilin.
Successivamente il primo uomo chiese a Dio di riportarla indietro, e tre angeli furono mandati da Lilith, minacciando che per ogni giorno che lei avesse passato lontana da Adamo, cento dei suoi figli sarebbero stati uccisi. Lei si rifiutò, concordando però che ogni nuovo nato dalle discendenze dell’uomo si sarebbe salvato da Lilith solo invocando il nome dei tre angeli: Senoy, Sansenoy e Semangelof.
Lilith, non partecipando al peccato originale, rimase immortale, ma, ribellandosi al volere maschile di Adamo, fu demonizzata come figura prettamente negativa dalla tradizione patriarcale semitica, che la vide come principale causa di disgrazie e discordie all’interno del nucleo familiare.

La tradizione ebraica, associò infatti al mito di Lilith i molteplici decessi infanti causati dalla sindrome della “morte in culla” (SIDS), non scientificamente conosciuta al tempo. Si credeva che il demone si calasse dal tetto sui giacigli dei bambini, uccidendoli mentre dormivano. Per secoli all’interno delle culle dei nati maschi, i genitori inserivano tra le coperte un amuleto con i nomi dei tre angeli, per preservare il neonato dagli attacchi del demone.
Inoltre, per secoli Lilith fu considerata la causa della polluzione notturna, poiché essa, desiderosa di nuove discendenze, si accoppiava durante la notte con gli uomini. In quel caso il malcapitato, veniva considerato impuro, infettato dal tocco demoniaco della Prima Succube, ed era obbligato ad allontanarsi dal tetto coniugale fino a quando, tramite riti e preghiere, non si fosse liberato dal peccato.

Madre di demoni, succubi e vampiri, nelle varie tradizioni e nei secoli, le caratteristiche fisiche di Lilith sono passate da quelle di un essere provvisto di ali, corna e coda, a quelle di una sensuale donna dalle forme abbondanti e i capelli rossi. Durante il medioevo infatti, le donne dai capelli rossi venivano considerate streghe, esseri della notte in contatto con Satana, capaci di compiere magie e sortilegi.

Oggi Lilith è stata ripresa dal movimento femminista come simbolo di emancipazione e potenza femminile, e dalla cultura Wicca come dea. La demone è infatti collegata alla figura della Luna Nera, ossia alla parte selvaggia, imprevedibile, emancipata e sensuale della donna, nascosta da una società che per secoli è stata patriarcale e prettamente maschilista.

Scritto da Vittoria Greco

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