Io e la Banshee. Quando il rosa non è più di moda.

Written by | Cultura Gaming, Home

E’ stata ospite sul palco Entertainment del Campus Party di Milano: alta, bionda, tatuata su tutto il corpo; ma mi ha impressionato di più il gioco di luci creato dal proiettore del palco che, riflettendosi sul suo diafano make-up, mi ha mostrato una donna pronta ad indossare i paramenti di Diana, la falce della Luna tanto celebre tra i giocatori di League of Legends.

Michela Sizzi, in arte “Banshee”, ha iniziato a giocare a 4 anni, quando suo padre le regalò lo SNES. A 7 anni il suo primo FPS: Doom.
Se glielo chiedi, gli FPS sono la sua vita. Tutto il resto è noia, e lo capirete da questa intervista.

Esport, Italia, ragazze. Queste tre cose si escludono a vicenda?

L’esport è arrivato tardi in Italia, perché è arrivata tardi la tecnologia in generale. Questo ha escluso tantissime persone che se ne sarebbero potute interessare. A questo, che è a monte di tutto, si aggiunge il problema di mentalità, retrodata e non preparata al professionale. Ora ti spiego in che senso. Le ragazze? Hanno difficoltà ad approcciarsi in questo mondo in maniera professionale. Hanno di fronte a se la via più semplice, che è la crescita veloce tramite i social: sovraesporsi su Facebook, Twitter, Twitch, Youtube, tutto quello che vuoi… L’importante è apparire. Questo non ti rende affatto professionale nell’esport. Ti rende una marchetta, e sarai come tante altre ragazze che incontri nel mondo dei Social Networks.

Come spiegavi il tuo essere una giocatrice professionista alla gente?

La gente rifiuta quello che non conosce. Come glielo spieghi? In maniera semplice, sono un atleta come il giocatore che si allena per la partita. E la gente: “ah, allora è cosi che funziona!”

Come sei entrata e sei rimasta in un mondo in cui palesemente solo agli uomini è concesso essere professionisti?

A me… mi chiamano Pit bull. Io non mi sono mai fatta mettere i piedi in testa da nessuno. Se tu ti rivolgi male, sono due schiaffi che ti arrivano, te li pianto davvero.

Davvero?

Davvero. Sono nell’ottica che se tu mi flammi online, beh, poi ci vediamo in lan… e ti faccio un “mazzo cosi ” .
Il rispetto si porta a priori a tutti, maschi e femmine che siano. Se io mi comporto male tu hai tutto il diritto di mandarmi a fanculo.
Il flame in gioco ci sta tutto, però fare delle preferenze sessiste o mancanze di rispetto… Questo con me non se po’.
Adesso – da circa due tre anni – chi gioca con me ne è consapevole, ma inizialmente ho avuto problemi.
Bisogna farsi valere, come sul posto di lavoro.

È un problema della community italiana?

È un problema di chi non vuole crescere.

Tu sei una giocatrice di Call of Duty, ma hai mai giocato a League of Legends?

Si, e mi sono addormentata.

Perché?

Perché è noioso, dai. Ragazzi, è lento. È tutto un: vai avanti! Vai indietro!

E gli FPS?

Quelli eccome, è l ‘ultimo è Overwatch. Altamente competitivo e veramente per pochi.  In Italia bisogna ancora riuscire ad inquadrarlo in maniera coerente. Servono più analisti e manager esperti che sappiano gestire i team, e consigliare i team in maniera idonea. Tutte figure che in Italia… mancano.
E’ ovvio che se mandi 5, 6 ragazzi alla World Cup e lì trovano gente preparata, con analyst, mentre loro hanno solo Herc, che, sì, è bravo, ma non è un analyst è un caster (!) – io l’adoro come caster  – è normale che gli arrivi lammerda addosso.

Overwatch è il gioco dell’anno?

Si.
Per la struttura che gli stanno dando, la Overwatch League, che valorizza le varie città americane e non. Hanno impostato una cosa di un intelligenza tale che forse ancora la gente non ha capito quanto. Questo è un salto per l’esport. Ma noi italiano lo vedremo solo da lontano…

Cosa vedi nel tuo futuro?

Tornerò a giocare con la nuova uscita di Call of Duty, ma non so ancora con quale associazione. Tornerò a fare streaming a Settembre, se tutto va bene.

Scritto da Grazia Mammino e curato da Giulio Giacomo Cantone.

Last modified: agosto 9, 2017

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *